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Forum e guide per utilizzare al meglio telescopi, binocoli e microscopi. Scegliere il primo telescopio e trovare risposte a tante domande.

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Per tutti i nostri clienti

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fonte: astrosurf.com



WinRoddier

 

1. Principio del software

Prendi due immagini sfocate di una stella usando lo strumento da testare e una camera che catturi le immagini e comunichi queste due immagini al software. Dalle immagini, il software calcola il fronte d'onda dall'ottica; Il software valuta tutti i difetti ottici come le aberrazioni (astigmatismo, sfericità, ecc.).

Di questo fronte d'onda traccia i grafici di quest'ultimo;

 

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Software di Astronomia per Mac | Acquisizione | Stack | Live | Collimazione | Planetari | Elaborazione

I Migliori Software Gratuiti di Astronomia per Mac

 

Planetari e Osservazione Visuale:

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Planetari e Controllo del Telescopio:

  • Stellarium: Planetario Gratuito con modulo per controllo del telescopio.

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Saturno: Quale telescopio e quanti ingrandimenti per vedere e osservare il pianeta.

 

Introduzione:

L'osservazione dei pianeti al telescopio può sembrare difficile ma non è cosi, bisogna considerare che i pianeti possono essere osservati ovunque e con qualsiasi telescopio cosi come la stessa luna. Non soffrono dell'inquinamento luminoso e si mostrano al telescopio ma già anche ad un binocolo senza nessun problema.

 

Ingrandimento minimo per osservare i pianeti:

Un ingrandimento minimo consigliato è dai 100x in poi meglio se possibile intorno i 150x.

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fonte: otticatelescopio.com

 

Introduzione

Molte volte con il telescopio vogliamo riprendere i pianeti per avere anche un ricordo della sessione osservativa e perchè no di poter vedere qualche dettaglio in più o anche la possibilità di condividere le nostre immagini con amici e parenti. Con questa piccola guida vi spiegherò i passaggi per acquisire i vostri video da elaborare per ottenere bellissime immagini planetarie.

 

Tecniche di Ripresa

E' possibile acquisire le vostre immagini sia a fuoco diretto collegando la camera al telescopio, che in proiezione riprendendo le immagini o il video direttamente dall'oculare. In proiezione gli ingrandimenti saranno quelli che abbiamo con l'oculare basta utilizzare un adattatore specifico ( come questo ) mentre a fuoco diretto gli ingrandimenti saranno dati dal rapporto tra la diagonale del sensore e la focale del vostro telescopio ( leggi questo articolo per saperne di più ).

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Introduzione:

Fotografare in banda stretta si intende che davanti ai sensori della vostra camera o reflex poniamo dei filtri che lasciano passare solo la banda che ci interessa riuscendo a visualizzare dettagli che nel visibile non si vedono normalmente, i filtri più utilizzati sono : H-Alfa, OIII e SII.

Con questo metodo possiamo raccogliere fotoni dagli oggetti del profondo cielo emessi ad una determinata lunghezza d’onda, escludendo tutto il resto. Immaginate di riprendere una debole nebulosa da un cielo fortemente inquinato dalle luci e o con la Luna piena: tutto questo verrà “escluso” e arriverà al sensore solo il segnale della lunghezza d’onda che vogliamo permettere, ottenendo un risultato che manterrà inalterato il contrasto tra un fondo cielo nero e l’oggetto stesso. 

 

Tutto questo ovviamente richiede che bisognano rispettare delle regole

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fonte: AstroShop

 

Oltre alle lenti di Barlow che prolungano la focale del telescopio, ci sono anche le lenti che accorciano la focale del vostro strumento. Queste lenti venivano chiamate lenti di Shapley, chiamate anche semplicemente "reducer" o riduttori di focale. Mentre nelle lenti di Barlow l’allungamento viene determinato da una lente negativa, il Reducer funziona in modo opposto. Dispone di una lente positiva che riduce la lunghezza focale del telescopio. 

Questo accessorio non è composto da una sola lente ma dalla combinazione di più lenti che, nel loro complesso, hanno l’effetto di una lente positiva. Un esempio è il sistema a tre lenti con due lenti positive ed una lente negativa.

Queste lenti di riduzione di focale sono utili soprattutto con i telescopi Cassegrain e le loro varianti Schmidt-Cassegrain o Maksutov-Cassegrain. Questi schemi ottici hanno una focale relativamente lunga. Il rapporto di apertura è in genere 1:10 o anche di più. Un telescopio Schmidt-Cassegrain da 250mm presenta un rapporto di apertura 1:10 ed una lunghezza focale di 2500mm. Per alcuni utilizzi può essere troppo questa focale siccome fornisce campi visivi molto piccoli per un uso fotografico e senza reducer non sarebbe possibile fissare oggetti estesi sul chip della fotocamera. 

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Introduzione di come abituarsi al buio.

Prima di iniziare l'osservazione, è conveniente restare alcuni minuti al buio, affinché le pupille si dilatino per la visione notturna; in questa fase è molto importante non osservare direttamente le luci di un faro o di una torcia, perché la pupilla in presenza della luce si restringe improvvisamente e la retina ne resta "impressionata", proiettando fastidiose geometrie colorate davanti al punto di fuoco per i 5-10 minuti successivi. Inoltre i tempi di adattamento al buio sono molto più lenti di quelli di adattamento alla luce.

 

Attenzione a non perdere l'adattamento al buio utilizzando strumenti e luci adatte.

Se si ha la necessità di dover consultare un libro o una carta celeste, si consiglia di usare delle deboli torce che emettono una luce rossa, l'unica che consente di mantenere un certo adattamento al buio.

 

a questo link trovate alcune torce a luce rossa consigliate

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Come funziona il Plate Solving?

Il Plate Solving è l'analisi software di un'immagine che contiene un campo stellare, e mediante il confronto con librerie di riferimento (sostanzialmente altre immagini), consente di riconoscere la porzione di cielo inquadrata da tale ripresa. Inoltre il riconoscimento permette di avere il telescopio nella stella posizione di una precedente sessione in modo tale da poter integrare una sessione fotografica non conclusa o anche un studio su una porzione di cielo.

 

Plate Solving con SharpCap

SharpCap può integrarsi con dei Software per il Plate Solving, questa è una nuova potente funzionalità inclusa con SharpCap 3.0, difatti con la semplice pressione di un singolo pulsante, SharpCap può correggere automaticamente la posizione della montatura per garantire che l'oggetto sia centrato con il telescopio. Per trarne vantaggio è necessario disporre di uno strumento dedicato al Plate Solving come All Sky Plate Solving, Astro Tortilla e Ansvr che devono essere installati sul computer insieme a  SharpCap e avere una montatura compatibile con i driver ASCOM affinchè tutto funzioni nel modo corretto e desiderato.

Almeno uno di questi software dedicati al plate solving dev'essere installato e rilevato da SharpCap affinché questa funzionalità sia disponibile. SharpCap cercherà nelle posizioni d'installazione predefinite questi programmi e utilizzerà il primo che trova. 

Attenzione! Non è sufficiente installare solo l'applicazione, ma vanno anche installati i dati del software che possono raggiungere fino a diversi gigabyte di dati. Ognuno dei programmi di cui sopra guiderà automaticamente all'installazione dei dati aggiuntivi.

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fonte: astrotips#com

 

Guida come costruire un planisfero

Un programma che esporta. PDF e consente di stampare in buona carta vecchio stile un planisfero (un paio di fogli di carta molto facile da assemblare) appropriato per voi latitudine, che può quindi essere utilizzato per simulare l’aspetto del cielo per ogni ora e giorni nel corso dell’anno. Planisferi sono un must per le persone che iniziano a familiarizzare con il cielo notturno e una mano con il compito di individuare stelle e costellazioni.

È possibile impostare la latitudine in una vasta gamma (25-80 ° Nord o Sud) e visualizzare area appropriata cielo sul monitor, ma, naturalmente, anche la stampa. Se, per esempio, sono da nord o l’Europa centrale e il piano per trascorrere le vacanze nel sud Europa, con un planisfero è in grado di riconoscere le costellazioni, che non sono disponibili a vostra latitudine più elevata. Se si dispone di strumenti adeguati (come Adobe Illustrator), si può facilmente modificare i PDF di troppo.

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fonte: astrotest.it

 

Introduzione:

Osservare il cielo tra le luci di una città, grande o piccola che sia, sopravvivendo all’inquinamento luminoso e facendosi largo col telescopio in mezzo a case, lampioni, strade e ferrovie, è un’abilità che viene richiesta sempre più spesso a chi mostra interesse per l’osservazione del cielo. L’espandersi dei centri urbani fa sì che molti piccoli centri abitati, da cui un tempo si poteva ancora godere della vista del cielo stellato, vengano oggi inglobati in aree metropolitane sempre più vaste, all’interno delle quali la visione del cielo notturno è fortemente compromessa dall’illuminazione pubblica e privata, soprattutto quella commerciale che è sempre più invadente. I tempi in cui Schiaparelli poteva scrivere nei suoi appunti di aver osservato la Via Lattea, la luce zodiacale e tantissime comete dal centro di Milano, appartengono a un’epoca che oggi ci sembra tanto remota quanto quella in cui vissero i dinosauri.

Oggi l’astrofilo assiste impotente al degradarsi delle condizioni di visibilità del cielo, che talvolta possono costringerlo ad abbandonare certi tipi di osservazioni o a doversi trasferire altrove per poterle continuare. Per chi vive all’interno di aree urbane, inoltre, non è sempre facile disporre di una postazione osservativa in grado di mostrare la maggior parte del cielo; spesso occorre accontentarsi di qualche spicchio e non sempre nella direzione più favorevole (il sud). Chi utilizza un balcone il più delle volte perde la visibilità del cielo in prossimità dello zenith, oscurato dalla tettoia o dal balcone soprastante, e non è sempre possibile trasferirsi col telescopio sul tetto del caseggiato o in una zona aperta.

Nonostante queste premesse non è vero che da un sito urbanizzato non si possa fare astronomia, non si possano raggiungere ingrandimenti elevati o vedere dettagli alla superficie dei pianeti. In realtà molti tipi di osservazioni astronomiche sono ancora possibili sotto un cielo inquinato, e anche a chi vive in città la volta celeste riserva spettacoli degni di essere osservati e la possibilità di partecipare attivamente alle ricerche svolte dalla comunità degli astronomi non professionisti: l’unico vero limite di un telescopio, infatti, è colui che lo usa.

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fonte: otticatelescopio.com

 

Dopo diversi incontri con gli appassionati che frequentano il punto vendita di otticatelescopio si è decisi a fondare l'Associazione Astrofili Le Perseidi costituita da 7 padri fondatori più gli amici e simpatizzanti che vorranno farne parte, l'associazione si promuoverà sul territorio casertano, napoletano e campano in generale per la divulgazione e arruolare appassionati uniti dal cielo stellato! Il gruppo astrofili unito dalla stessa passione offrirà lezioni pratiche e non solo per aiutare i neofiti ad appassionarsi a questo mondo speciale.

 

Se ti fa piacere di sostenere o di far parte di questa associazione, lascia la tua adesione per essere contattato per l'iscrizione

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Introduzione alle distanze apparenti

E' molto utile conoscere la misurazione apparente in astronomia sopratutto per coloro che amano osservare il cielo chiamati visualisti, che devono orientarsi nel cielo sfruttando tecniche di misurazione in gradi apparenti anche per trovare oggetti deboli del profondo cielo come nebulose, ammassi e galassie. Le distanze apparenti sulla volta celeste si misurano in gradi; conoscere a quanto equivale un grado sulla volta celeste è utile per molti scopi.

 

Schema Semplificato

E' sufficiente seguire lo schema riportato qui sotto:

Basta portare la mano alla distanza massima davanti al proprio viso, stendendo il braccio, e utilizzando le proprie dita per determinare in modo approssimativo alcune distanze.

 

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fonte: otticatelescopio.com

 

Introduzione

Il 27 Luglio 2018 sarà la data dove il pianeta rosso marte sarà più vicino alla terra anche se la sua osservabilità migliore inizierà già nella prima settimana di luglio e terminerà a inizi settembre. In questo spazio di tempo questo stupendo pianeta si farà osservare come non mai infatti sono rare le opposizioni di marte dove mostra tanti dettagli nell'osservazione e per questo bisogna approfittare visto che poi ci vorranno molti anni per riaverlo cosi vicino.

 

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Introduzione alla magnitudine:

Gli Astrofili per leggere le carte celesti e riconoscere la magnitudine delle stelle imparano a familiarizzare con l'alfabeto greco; che viene utilizzato per catalogare le stelle principali di ogni costellazione. Ogni carta celeste, dalle più semplici ai grandi atlanti, riportano accanto alla stella una lettera greca, partendo dalla più luminosa alla meno luminosa della costellazione. All'inizio può sembrare difficoltoso, ma con la pratica e leggendo le carte celesti si impara questa utile tecnica di lettura.

 

Importanza

Grazie alle lettere si possono classificare le stelle da quelle più luminose a quelle meno luminose

 

Esempio della Magnitudine

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Descrizione:

Con questo video spieghiamo ai principianti come ottenere immagini planetarie utilizzando software come PIPP  e Registax con una breve introduzione

 

 

 

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Descrizione:

Con questo video spieghiamo ai principianti come ottenere una mineral moon, una tecnica fotografica per risaltare i colori della luna che indicano la composizione minerale della stessa, da cui prende il nome tale tecnica chiamata, mineral moon.

 

 

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Descrizione:

Con questo video spieghiamo ai principianti come ottenere stupende immagini lunari e vi presentiamo una tecnica fotografica per risaltare i colori della luna, i particolari, migliorare un singolo scatto e consigli per la fotografia lunare.

 

 

 

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Descrizione:

Con questo video spieghiamo ai principianti come ottenere stupende del profondo cielo e vi presentiamo una tecnica fotografica per elaborare una foto deepsky del profondo cielo dopo averla ottenuta con Deep Sky Stacker, con questa guida vedremo come risaltare i particolari, migliorare l'immagine e consigli per l'astrofografia.

 

 

 

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fonte: Astroshop

 

PRO

La lente di Barlow è un accessorio ottico che si inserisce tra l'oculare e il focheggiatore. Al suo interno si trovano una lente negativa che allunga artificialmente la lunghezza focale del telescopio. Spesso la lente di Barlow non è composta da una sola lente ma da un sistema di lenti. In questo modo vengono ridotte le aberrazioni cromatiche e gran parte dei difetti ottici. 

Le lenti di barlow standard acromatiche hanno un fattore di prolungamento pari a 2x. La funzione di questa lente può essere ben spiegata con un esempio: prendiamo un telescopio 200/1000mm e lo utilizziamo con un oculare da 6mm di lunghezza focale ottenendo cosi' un ingrandimento di 166x. Grazie alla barlow di 2x la lunghezza focale del telescopio passa da 1000mm a 2000mm e con lo stesso oculare si ottiene un ingrandimento doppio di più di 330x. Quindi con un oculare ed una lente di Barlow si ottengono due ingrandimenti diversi. Se si dispone di alcuni oculari e di una lente di Barlow si possono ottenere una vasta gamma di ingrandimenti.

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fonte: skylive#it

Primi consigli e tecnica di approccio all’astronomia visuale.

Cosa aspettarsi dall’osservazione del cielo

Guardare vedere ed osservare: sono tre parole che approssimativamente possono portare allo stesso concetto ma presentano sfumature invece notevoli, soprattutto per un astrofilo che adagia il suo occhio nei pressi di un oculare con l’intento di vedere qualcosa.
Lo scopo di chi si affaccia all’astronomia, il motivo che induce ad acquistare un binocolo o un telescopio ma anche soltanto ad alzare gli occhi al cielo, è – per definizione classica – osservare il cielo notturno. Tuttavia, per arrivare ad osservare serve qualcosa in più, un qualcosa che si chiama esperienza e conoscenza. Molto più spesso, all’inizio ci si accontenta di vedere. Con un binocolo, quindi, si punta il cielo e si può vedereM42, la nebulosa adagiata sulla spada di Orione.Quindi, per vedere M42, bisogna guardare nella direzione della spada di Orione.
Ciò che si vuole far risaltare è il fatto che non basta avere uno strumento per dire di osservare il cielo notturno, anche perché una vera osservazione può essere compiuta molto più approfonditamente anche ad occhio nudo. Volendo rimanere all’utilizzo di uno strumento ottico, tuttavia, chi guarda nell’oculare può non vedere niente ed anche se riesce a vedere qualcosa non è detto che stia osservando, perché se osserva conosce il motivo per il quale l’oggetto al centro dell’oculare è lì, conosce il suo spostamento, conosce molte caratteristiche del cielo notturno. C’è chi compra un binocolo oppure un telescopio, lo punta verso il cielo per guardare in una direzione e vede qualcosa, e magari qualcuno gli dice che ha visto Sirio perché è la più luminosa. C’è chi invece ad occhio nudo guarda in cielo, vede un corpo celeste e sa benissimo che sta osservando Betelgeuse perché la stella è rossa e si trova ad Est della cintura di Orione, e sa che se sposta lo sguardo un po’ più a Nord andrà ad imbattersi in Aldebaran, e poi nelle Pleiadi e così via.
Mi dilungo ancora un po’: chi vede M42 ha visto la nebulosa di Orione. Chi osservaM42 sa che al suo interno può ammirare il Trapezio di Orione quindi si sofferma a lungo, mette a fuoco lo strumento perché è il Trapezio che vuole osservare.In questa sede, di pura astronomia osservativa, nessuno vi verrà a dire che dovete sapere in quale parte del diagramma HR si trova una stella, oppure quanti miliardi di anni ha un ammasso globulare nello Scorpione. Questi sono dettagli che, ai fini dell’ammirazione del cielo tout-court, potete anche permettervi di non conoscere anche se in realtà sono molto affascinanti ed arricchiscono di certo la vostra passione astronomica.
Potete addirittura guardare il cielo ed accontentarvi di contare quanti puntini ci sono. Ma il fascino di riconoscere una costellazione, una stella… l’abilità di capire che quello che state osservando non è una stella ma un pianeta… sapere dove cercarlo in cielo e quando cercarlo… sono cose che – se siete animati da una passione – non potete ignorare.
 
 
Cosa aspettarsi all’inizio
Quando sarete ferrati sull’argomento, portate con voi un amico quasi all’asciutto di conoscenze astronomiche e giocateci un po’. Ci sono oggetti molto deboli, quasi al limite di visibilità. Puntate il vostro telescopio, o il vostro binocolo, su M17 nel Sagittario e fate guardare il vostro amico, che vi dirà che c’è un bellissimo insieme di stelline più o meno brillanti e variamente colorate (forse i colori gli sfuggiranno a dire il vero) un po’ qua ed un po’ là.
Ora ditegli che al centro dell’oculare c’è una macchia più chiara, un alone molto sfumato, e fatelo riprovare. Non capita di rado che ora la macchia, la nebulosità che rappresenta la vera M17 (l’ammasso è prospettico, completamente slegato da M17), sia evidente. Sapere che un oggetto esiste e che deve stare li aiuta di certo a vederlo. E’ anche vero che potete fare la prova contraria dicendo che un oggetto esiste quando invece non c’è, magari lo vedrà lo stesso ed allora la prova potrà dirsi fallita perché il vostro amico cerca solo di non passare per quello che non riesce a vedere.
 

ACCETTATE LE SCONFITTE: SI CHIAMA ESPERIENZA!


Spesso le persone evitano le sfide che possono portare ad una sconfitta, magari per non intaccare la propria autostima. Capita così che si cerchi di vedere sempre gli stessi oggetti, i più evidenti. Le soddisfazioni più grandi possono venire, invece, dalle sfide più difficili, dagli oggetti al limite della visibilità In questo ambito non si sta parlando di visibilità al telescopio, ma di visibilità in generale, indipendentemente che state osservando ad occhio nudo oppure con Hubble!
Dicevamo, spesso gli oggetti al limite sono trascurati per la paura di non vederli e di perdere una nottata alla ricerca di qualcosa che non vedremo. La sensazione di frustrazione viene spesso scaricata come colpa del cielo poco scuro oppure dello strumento che utilizziamo, troppo piccolo. Spesso invece dipende da noi, dal grado di approssimazione con il quale ci mettiamo a guardare il cielo. Una cosa che a volte si fa per ovviare a questo è sovradimensionare lo strumento: se ne compra uno più grande quando ancora non si è ricavato il meglio da quello che già si possiede. Niente di più sbagliato: il vostro strumento, anche un rifrattore da sei centimetri, riuscirà a darvi risultati che probabilmente neanche immaginate. Imparate a conoscerlo, passate una notte alla ricerca anche di soli 3-4 oggetti e vedrete che le soddisfazioni saranno comunque grandi.
 

NON ASPETTATEVI LE FOTO DI HUBBLE!


Un altro problema può essere la delusione che si prova nell’osservare alcuni oggetti. Ovviamente il caso riguarda chi si approssima per la prima volta al cielo, ma la delusione potrebbe essere tanto forte da allontanarlo di nuovo per sempre.
Alcune regole ovvie a volte non sono così ovvie:
1. se guardate una stella, vedrete sempre e soltanto un puntino luminoso. Non pretendete mai di risolverne il disco perché la loro distanza è tale da rendere l’impresa impossibile, a meno che non si tratti del Sole (da osservare sempre con appositi filtri per non rimanere ciechi all’istante)!
2. se guardate un pianeta, non abbiate come aspettativa la foto di Hubble perché non sarà così! Su Marte, a meno di aperture e serate perfette, potrete a malapena vedere qualche dettaglio scuro. Su Venere intuirete a malapena la fase. Su Giove farete forse fatica a vedere persino la macchia rossa, sempre che sia rivolta verso di voi. Saturno lo vedrete piccolo piccolo e per gli altri ancora peggio;
3. le nebulose le vedrete presumibilmente grigie, piccole, appena accennate e sempre stando sotto un cielo pulitissimo, tranne M42 che si vede sempre quando Orione è visibile. Se prendete aperture ottime, filtri Hbeta, ecc e puntate su B33 in Orione (la famosa Testa di Cavallo), non cercate cavalli giganti perché dovrete riconoscere una testa di dimensioni minuscole e tra l’altro soltanto se avete la pazienza di fotografarla con pose lunghissime.

Insomma… se pensate che questo sia un risultato che non volete, lasciate stare l’astronomia ed investite soldi e tempo in qualcosa di più soddisfacente per i vostri gusti. Se pensate, invece, che questi primi risultati sono comunque grandi risultati e che con la vostra costanza potete migliorarli, allora lasciatevi guidare perché capirete che ogni notte è una notte nuova e diversa, da approfondire, studiare e migliorare.

Molti puntano soprattutto a risultati immediati ed eccellenti, il che ovviamente è presuntuoso e sbagliato. All’inizio non conta la motorizzazione, non conta l’apertura di mezzo metro e non conta la CCD da duemila euro per fotografare ciò che non si sa osservare. La cosa migliore da fare è, ad esempio, sdraiarsi su un prato con un bel planetario in mano ed una lucetta piccola e preferibilmente rossa per consultarlo. Utilizzare due strumenti semplici come occhi e dito per puntare e iniziare a riconoscere le costellazioni e le stelle più brillanti. Le costellazioni, a parte il lato ludico e stupido che l’astrologia attribuisce loro, servono a semplificare il rintracciamento dei corpi celesti, quindi non è una cosa solamente romantica che fa colpo sulle ragazze. Una volta che sapete orientarvi nel cielo attraverso le costellazioni maggiori, seguitene i movimenti per capire come si muove la sfera celeste. Poi, magari, munitevi di un bel binocolo ed iniziate da questo. Se la cosa continua a piacervi, allora potete pensare a spendere qualcosa in più.

 
 
Un approccio graduale
Il cielo è a disposizione di tutti ma all’inizio non è alla portata di tutti. La classica domanda che ci si sente fare è “ma come fai a riconoscerle?” Eppure non è così difficile come sembra. Difficili sono altre cose, ma prima di arrivarci occorre passare per questa fase: riconoscere le stelle. Eppure non è neanche questo il primo approccio.
 

1. Conoscere sé stessi: l’occhio umano.

 
Il funzionamento dell’occhio umano incide molto sulla bontà delle osservazioni del cielo notturno. Non è un caso se spostandovi da un luogo illuminato ad uno buio ci vuole un po’ di tempo prima che riusciate ad adeguarvi alle nuove condizioni. Conoscere le basi del funzionamento dell’occhio è fondamentale per utilizzarlo al meglio. Tra l’altro, i vostri due occhi non sono del tutto uguali, ma ce ne è uno che è più indicato per guardare dentro l’oculare.
 

2.Conoscere il cielo: sfera celeste, coordinate celesti, movimenti celesti.

 
La volta celeste è qualcosa di noto, conosciuto, studiato. I puntini non sono messi li a caso ma obbediscono a leggi di movimento abbastanza conosciute e precise, tanto da poter predire con assoluta precisione eventi che avverranno in un futuro molto lontano. Dipendentemente dal posto in cui ci troviamo avremo a disposizione una zona ampia di cielo, quindi ai fini osservativi diventa molto importante sapere dove siamo per sapere cosa possiamo guardare. Entrano in gioco, quindi, le coordinate terrestri e celesti. Saper predire gli eventi celesti vuol dire sapere come si muovono i corpi, quali orbite compiono, dove cercarli e perché.

3. Saper scegliere il posto e la serata.

Non tutti i posti sono adatti alle osservazioni e non tutte le sere sono buone. Per alcuni tipi di osservazioni, come quelle riguardanti oggetti del Sistema Solare, può andar bene anche un cielo suburbano o addirittura urbano, ma se vogliamo spingerci verso oggetti più deboli come nebulose o galassie abbiamo bisogno di un livello molto più basso di inquinamento luminoso. Allo stesso modo, una serata caratterizzata da vento è sconsigliabile per chi ha in mente la ricerca dei dettagli planetari. Occorre quindi aver chiari il concetto di seeing della serata, per evitare viaggi a vuoto nel caso dedicessimo di allontanarci dalla città.

4. Riconoscere le costellazioni: il cielo nelle varie stagioni dell’anno.

Una volta giunti sotto la volta celeste, occorre conoscere il modo di orientarsi tra le centinaia o migliaia di luci accese in cielo. E’ innata nell’uomo la capacità di vedere figure ovunque, nelle nuvole ma anche tra le stelle, e proprio le costellazioni sono l’aiuto più grande che abbiamo per riconoscere le stelle. Ma le costellazioni mutano in base alle stagioni, ripresentandosi ogni anno come le abbiamo viste l’anno precedente. Riconoscere le stelle non è più così difficile come sembrava a questo punto.

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fonte: otticatelescopio

 

Introduzione:

Per la fotografia astronomica vengono utilizzate reflex modificate o camere cmos o ccd, con questo testo vogliamo darvi le basi della fotografia astronomica digitale in generale. 
Esistono sensori espressamente concepiti per fotografia astronomica, i CCD per uso astronomico, che offrono prestazioni eccellenti ma sono molto costose. 

 

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Tutorial suggerito in Occasione della Cometa di Natale 2018 46P/Wirtanen

 

Installazione e avvio del plugin: Editor Sistema Solare

Prima di poter realmente scaricare le coordinate dell’oggetto verifichiamo che il plugin sia attivo in stellarium. Solitamente è già preinstallato e attivo, ma è meglio verificare per evitare malfunzionamenti. Il nome del plugin è: Editor Sistema Solare. Grazie ad esso potremo scaricare (ed aggiornare) le effemeridi di tutti gli oggetti contenuti nel database del Minor Planet Center (asteroidi, comete e NEOs).

 

  • Il primo passo: andiamo nella Finestra di configurazione e successivamente entriamo nella tab Plugin.

 

Verifichiamo che sia presente la spunta su Carica all’avvio. In caso contrario, mettiamo la spunta e riavviamo il programma. Ok. Il plugin adesso è sicuramente attivo. Possiamo cominciare con l’importazione vera e propria.

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fonte: AstroShop

 

Introduzione:

Non esistono telescopi o ottiche perfette che riproducano immagini senza aberrazioni o errori ottici. Il telescopio perfetto non esiste e anche l’occhio per quanto perfetto possa essere produce delle aberrazioni o errori visivi. Esistono comunque sistemi ottici che permettono di correggere determinate aberrazioni. Spetta all’osservatore decidere se accettare alcuni difetti oppure volere ottiche di alta definizione che si avvicinano il più possibile alla perfezione.

 

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