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Seben BigBoss: Strumento in Prova - Recensione

Prove Strumenti

Nuovo ORIONE N. 261 Febbraio 2014


Telescopio Seben Big Boss 150/1400 


. di Walter Ferreri


Delle varie particolarità di questo strumento ciò che ci ha colpito di più è stato indubbiamente il prezzo: solo 229,99 euro! Il mercato italiano ci ha abituato a ritenere consona questa cifra per un rifrattore da 7 cm; per questo ci appare straordinaria per un riflettore equatoriale da 15 cm.

 

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Lo strumento


Vediamo allora se questo strumento è davvero così vantaggioso come appare, oppure se si è risparmiato su aspetti fondamentali per mantenerne il prezzo molto al di sotto di quello di mercato. Un' altro stupore lo causa la confezione. Lo strumento ci è pervenuto con un imballo pesante 14 kg ma estremamente corto: neppure 70 cm di lunghezza!
Aperta la prima confezione in cartone marrone, ne compare una seconda in cartone bianco, al cui interno troviamo i vari scompartimenti delle parti che compongono lo strumento.

Con queste vi è un opuscolo di una ventina di pagine che illustra due newtoniani da 150 mm; uno da 750 mm di focale e l'altro da 1400 mm. L'opuscolo (in inglese) è ben fatto e molto chiaro. Nelle specifiche appaiono alcuni dati inconsueti. Per esempio, il potere risolutivo ( Pr) viene indicato in 0,93", mentre in genere quasi tutti i costruttori indicano quello teorico più diffuso (che scaturisce dalla formuletta Pr = 120 I D, con il diametro D espresso in mm), che in questo caso dà come risultato 0,8". Altri, utilizzando la formula di Dawes, danno per un 150 mm il valore di 0,77".
Un'altra curiosità è che tra gli accessori vengano indicati i due flessibili per i movimenti micrometrici, il contrappeso e il ripiano porta-accessori. E invece notevole che figurino due oculari di tipo Plossl (da 25 e 6,5 mm).
Le tre gambe, in alluminio e con puntali in gomma, hanno tutte le loro viti in un'altra sede e il montaggio richiede un po' di tempo. Per questo, secondo noi, è bene tenere il treppiede già montato; riporlo ogni volta nell'imballo originale vuol dire perdere un bel po' di tempo. Questo treppiede non è particolarmente alto, al massimo eleva la base della montatura a 102 cm, ma per la posizione dell'oculare di un newtoniano va bene cosÏ. In questa posizione, al suolo viene occupato uno spazio triangolare da 109 cm di lato. Con le gambe completamente rientrale lo spazio che occupa ha lati da solo 67 cm e l'elevazione è di soli 60 cm. Le viti di blocco sono robuste e tengono le gambe nella posizione voluta senza problemi.



La montatura


La montatura equatoriale alla tedesca che equipaggia questo strumento e che il costruttore chiama ET-8, quanto a robustezza e stabilità, è una via di mezzo tra le più diffuse EQ2 ed EQ3. Ha cerchi di puntamento ridotti ma comunque utili per la ricerca di oggetti non visibili a occhio nudo. Quello di Ascensione Retta (AR) misura 76 mm di diametro e divisioni di 10 m in 10 m. Il grezzo indice non consente una lettura migliore di circa 5 mm.
Il cerchio di Dec. ha un diametro di 55 mm e divisioni di 2 in 2'. Anche qui per la lettura c'è un triangolino ricavato dalla fusione della montatura; non consente una lettura più precisa del grado.


Come in altri casi, in luogo delle manopole con flessibili per i movimenti micrometrici avremmo preferito due manopole semplici poichè la lunghezza del tubo ottico è così breve da avere la montatura sempre a portata di mano. Una caratteristica insolita che non si riscontra in strumenti dal prezzo molto superiore, è la presenza di cappucci in gomma per la protezione delle estremità degli attacchi dei flessibili. Se non si utilizza il moto orario (disponibile come optional), per il movimento micrometrico in AR si può utilizzare il comodo ingranaggio per il motore. Mentre il movimento in AR è uniforme, quello micrometrico in Dec. presenta punti di maggiore resistenza. Una cosa che abbiamo apprezzato moltissimo è la presenza di una barra a coda di rondine, che si può aggiungere alla montatura. Gli anelli forniti per collegare il tubo non richiedono questa barra, ma essa può sempre tornare utile per altre ottiche che necessitano di questo attacco ormai universale.

 


Il tubo ottico


Il tubo ottico ha un diametro di 18 cm e una lunghezza di soli 52 cm. Questo grazie al fatto che lo specchio primario ha un rapporto di apertura di circa f/3,5; arriva a quello finale di f/9,3 grazie a un doppietto negativo posizionato nel tubo di messa a fuoco che allunga la focale originaria di quasi tre volte. Così, l'immagine che si forma sul piano focale scaturisce da una focale di 1400 mm.

Come abbiamo già accennato, il collegamento alla montatura si ha tramite due anelli che consentono sia lo scorrimento sia la rotazione del tubo, in modo da averlo sempre bilanciato e nella posizione più comoda per l'osservazione.
Il fuocheggiatore, per il 31,8 mm, è a pignone e cremagliera e ha una corsa di ben 73 mm; un valore notevole per un Newton. Inizialmente il movimento era alquanto duro ma, svitando un po' le quattro viti corrispondenti, lo si è potuto ammorbidire. E rimasta invece un po' di disuniformità, nel senso che a tratti il movimento è più dolce, in altri meno. Non vi sono viti di blocco, nè filettature esterne per attacchi fotografici.
Grazie al doppietto interno che moltiplica la focale originaria, piccole escursioni nella messa a fuoco sono sufficienti per passare da oggetti vicini all'infinito e di conseguenza di poter avere una corretta focalizzazione con diversi apparati (un po' come per gli Schimdt-Cassegrain in cui si sposta lo specchio primario).

Vedi le foto del Prodotto

 

Per questo motivo, con l'oculare in dotazione da 25 mm è possibile mettere a fuoco fino a una distanza minima di 6-7 metri!
Il cercatore è un 6x30 con tre viti di regolazione e (cosa ottima) una di blocco. Nel vasto campo da 7, i due fili a croce sono ben visibili. Peccato che la sua qualità ottica non sia alta, ma al livello dei diffusi cromatici 5x24.
Nella parte anteriore spicca la crociera a tre razze, ognuna dallo spessore di 3,5 mm, mentre la cella del secondario ha un diametro di 38 mm. Questo comporta un fattore di otturazione di 0,25: un valore ottimo in relazione alle caratteristiche dello strumento. L'annerimento interno è adeguato e lo specchio primario appare "perfetto".


Lo star test


Eseguendo le prove in un periodo già alquanto freddo, abbiamo innanzi tutto portato lo strumento all'esterno un'oretta prima. In seguito abbiamo verificato la collimazione, che è risultata scorretta. Più esattamente, lo specchio secondario era posizionato troppo all'interno e leggermente ruotato.
Sistemata la collimazione, siamo passati a esaminare un'immagine stellare per lo star test. Al fuoco, un'immagine stellare era mostrata con brillanti anelli interrotti in agitazione, benchè la serata fosse piuttosto calma. Lo spazio tra il disco centrale e gli anelli non era particolarmente scuro. In intra ed extra focale, lo star test altresi' ha rivelato un'immagine abbastanza regolare, che poi la lama di Fou cault e il reticolo di Ronchi hanno quantificato in una correzione sul piano focale fra un mezzo e un terzo di lambda: un valore accettabile in relazione al prezzo dello strumento.


Lo prova sul campo


Con l'oculare in dotazione da 25 mm (un Plossl da 40' di campo) si hanno 56x, un potere che si è rivelato più che sufficiente a vedere la falce di Venere. La bassa altezza del pianeta sull'orizzonte non consentiva però di sfruttare utilmente i 112x che questo oculare forniva con la Barlow 2x in dotazione. Inoltre, il pianeta si vedeva bordato di colori spuri per la rifrazione differenziale.
Un saggio molto più probante l'abbiamo avuto alcune ore più tardi con Giove. A 112x il grande pianeta esibiva già le sue bande principali e l'immagine era abbastanza nitida. L'uso dell'altro oculare in dotazione (un Plossl da 6,5 mm, da quasi 50 di campo) forniva 215x, un ingrandimento che si è rivelato eccessivo per Giove; per questo pianeta il potere che abbiamo trovato ottimale è stato quello di 175x, fornito da un'oculare da 8mm.

Molto probabilmente, per Saturno e Marte - pianeti che tollerano poteri maggiori - i 215x potranno essere struttati utilmente.
Come stelle doppie abbiamo esaminato dapprima la Polare; la secondaria era visibile, benchè quasi al limite della percezione. Qui il potere migliore si è rivelato quello di 112x.
Abbiamo visto con maggiore difficoltà il compagno di Rigel (112x); in effetti, questo strumento ha mostrato di non essere l'ideale nel mostrare compagni deboli prossimi a stelle brillanti, cioè in generale il suo contrasto non è risultato molto elevato. Invece, con componenti dalla brillantezza simile, non vi erano problemi: cosÏ le due stelle principali di Castore erano ben evidenti.
Con le stelle doppie, in generale, abbiamo trovato ottimo il potere di 215x e sempre eccessivi o comunque meno vantaggiosi quelli superiori. Grazie al fatto che le due stelle sono bilanciate, è stato possibile, sia pure a fatica, separare Epsilon /Irietis (separazione di 1,5" e magnitudini di 5,2 e 5,6). Comunque, se è vero che le due stelle si distinguevano, è anche vero che le loro immagini non erano particolarmente pulite.
Come oggetti deboli, abbiamo visto dapprima l'ammasso globulare M15 in Pegaso (non risolto), poi M42 in Orione (erano visibili le quattro stelle del Trapezio), infine l'ammasso aperto M35 nei Gemelli e la nebulosa planetaria Eskimo nei Gemelli. La loro visione è stata in linea con le aspettative di un'apertura da 15 cm e con una notte la cui limpidezza consentiva di percepire a occhio nudo stelle fino alla magnitudine 4,5.
L'oculare da 6,5 mm ha dimostrato di possedere valide caratteristiche; l'immagine è ben corretta è risultata di qualità modesta. Lo stesso dicasi per il sistema raddrizzante a lenti.
Durante le osservazioni, in alcune posizioni, la vite di blocco/sblocco in AR interferisce con la rotella zigrinata per il moto orario. Poi occorre dire che il movimento micrometrico in declinazione ha un cospicuo backlash. Inoltre, abbiamo trovato alle volte difficile mettere a fuoco, in quanto questo cambia parecchio a una piccola rotazione della manopola. Qui l'ideale sarebbe avere anche una focalizzazione micrometrica, che ovviamente però è incompatibile con questa categoria di prezzo. Durante le osservazioni, di tanto in tanto si rendeva necessario ruotare il tubo per rendere più comoda la posizione dell'oculare: operazione, questa, agevole grazie al peso e alle dimensioni contenute del tubo ottico.


Regge il confronto!


In conclusione, dobbiamo riconoscere che, dato il prezzo, ci aspettavamo una resa ottica inferiore. Al contrario, sugli oggetti deboli questo strumento ha dimostrato di poter reggere il confronto con altri più costosi.
In effetti i risparmi effettuati sono più su parti secondarie che non su quelle fondamentali, che sono l'ottica principale e la montatura. Quest'ultima, per la quale è disponibile come optional un moto orario elettrico, si è dimostrata all'altezza del suo compito. Di scarso valore abbiamo trovato la qualità ottica del cercatore, dell'erettore e della Barlow. Poi consiglieremmo al costruttore di modificare leggermente il galletto per il blocco dell'AR.
Nonostante questi dettagli, lo strumento presenta un rapporto prestazioni/prezzo favorevole e difficilmente riscontrabile in altri telescopi commercializzati in Italia. Un eccellente eniry level!
Si ringrazia l'importatore Satelliti e Multimedia Sas ( OtticaTelescopio.com ) di San Nicola La Strada CE (via Cairoli 93/95) per aver fornito l'esemplare esaminato, il cui prezzo non arriva a 230 euro!

 

CARATTERISTICHE TECNICHE

  • Dimensioni imballo 32x45x68_cm
  • Diametro utile 150 mm
  • Lunghezza focale dichiarata 1400 mm
  • Fattore di otturazione 0,25
  • Potere risolutivo a 560 nm 0,8
  • Potere risolutivo (secondaria di 3 mag. pi˘ _debole) 2,0"
  • Magnitudine limite visuale 12,3
  • Ingrandimento max utile per l'osservazione planetaria 175x
  • Peso (strumento operativo) 10 kg


TELESCOPIO SEBEN BIG BOSS


Che cosa ci è piaciuto di più: Il prezzo!
Che cosa ci è piaciuto di meno: Il modesto contrasto delle immagini


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